Nuccio Pepe intervistato da Fatti Italiani

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2° PREMIO LETTERARIO “TORRE DELL’OROLOGIO”, FATTITALIANI INTERVISTA NUCCIO PEPE, AUTORE DE “IL DUBBIO”

25 ottobre 2011 –

Ha vinto il Premio Internazionale d’Arte EuropClub Regione Sicilia come opera di narrativa a tema libero edita o inedita e adesso è fra i titoli della seconda edizione del Premio Letterario “Torre dell’Orologio” di Siculiana, presieduto da Simonetta Agnello Hornby. Stiamo parlando de “Il dubbio” il romanzo di Nuccio Pepe pubblicato dalle edizioni Torri del Vento (pagg. 96, € 9,00): al centro c’è la storia del ritrovamento di un archivio segreto degli Ebrei, risalente all’epoca nazista; si tratta di una lunga discussione tra l’autore e lo psichiatra austriaco David Vyssoki, direttore di un centro di assistenza dei sopravvissuti alla Shoah. Grazie ai racconti di Vyssoki, Nuccio Pepe ricostruisce alcune vicende familiari e storie personali contenute nell’Archivio segreto: Fattitaliani lo ha intervistato.

Aveva concepito subito il libro come un romanzo oppure era nato come un racconto? Ci parla della gestazione?
Inizialmente era un racconto breve, poi dopo un incontro con l’editore (Torri del Vento) per un altro progetto è venuta la proposta di ampliarlo per farne un libro. La gestazione è stata abbastanza lunga perché, come in quasi tutte le cose che scrivo, essendoci una buona parte di fatti reale, è stata necessaria una opera di documentazione. Sono seguiti contatti con il Museo Ebraico di Vienna e con l’Archivio Ebraico Internazionale di Washington, il risultato è stata l’autorizzazione a pubblicare alcune foto di documenti originali, inoltre il Museo Ebraico di Vienna ha richiesto due copie del libro che ora si trovano nella loro biblioteca. Questo per me è motivo di grande soddisfazione.

LeolucaOrlandoha scritto la prefazione: com’è andata?
Il caso a volte è determinante. Leoluca Orlando, che non conoscevo personalmente fino al momento della presentazione ufficiale del libro a Palazzo Steri a Palermo, vede, ripeto per caso, addirittura la bozza cartacea del libro. Chiede di poterla leggere e da grande esperto della cultura e del mondo tedesco rimane colpito dalla storia raccontata e in particolare che si tratti del “racconto” riguardante non il “solito” (e mi scuso per il termine) sopravvissuto, ma un sopravvissuto ai sopravvissuti, della ricerca delle sue radici e della sua identità familiare.

E l’incontro con lo psichiatra austriaco David Vyssoki?
L’incontro con David Vyssoki è, invece, la storia di una amicizia di oltre 35 anni che va avanti rafforzandosi sempre di più nel tempo, una amicizia che ci ha portato anche a conoscere molto, reciprocamente di due culture, modi di vivere diversi. Un incontro fatto litigando per un posto a sedere sul treno Venezia-Vienna, che si è tramutato in una mia permanenza a casa sua per circa due mesi.

 

Qualcuno potrebbe obiettare: ancora una storia sull’Olocausto … basta! Come risponderebbe?
Innanzitutto direi che raccontare dell’Olocausto non è mai abbastanza, il pericolo dell’oblio per certi eventi non deve essere neanche lontanamente ipotizzabile, poi è una storia nella Storia, una storia di un’amicizia che si sviluppa tra Palermo, la Sicilia e Vienna, l’Austria, una storia che racconta dell’esigenza della condivisione di un dramma che non è solo personale.

La fantasia su quali particolari è intervenuta?
Ho mescolato, volutamente, luoghi e nomi. La vicenda si svolge a Monaco di Baviera e non a Vienna. La madre del mio amico David si era realmente sfregiata il viso con il vetriolo, ma non era in gravidanza, anche la storia dell’incontro con la vecchia Sara è inventata.

Assumere come punto di vista nell’indagine e nel resoconto “il dubbio” che vantaggi porta?
Più che vantaggi direi difficoltà. Cercare di non esplicitare qualcosa non è poi tanto semplice, ma la cosa che mi premeva era di dare al lettore la possibilità di una sua scelta, di una sua conclusione, dopo una riflessione. Molti lettori mi hanno confidato di avere riletto più volte alcuni passaggi, non per una difficoltà di interpretazione, ma per il gusto di capire e di dare una “giusta” direzione al proprio giudizio.

Fra racconti, romanzo e blog, che cosa le piace maggiormente nell’esercizio della scrittura?
Nel racconto trovo la mia ideale collocazione, il romanzo diventa un ineluttabile necessità di sviluppo. Il blog è una esigenza dei tempi, ma il piacere della carta stampata, la sensazione di sfogliare le pagine, l’odore dei libri ( credo che ogni libro ne abbia uno suo, particolare) è impagabile. Giovanni Zambito.

© Riproduzione riservata

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