Nuccio Pepe intervistato da Irene Antonuzzo per Il Giornale del Mediterraneo Palermo 05/Feb/2012

Il dubbio.

Titolo emblematico per chi crede nella verità
Intervista a Nuccio Pepe

 
 Palermo – Nuccio Pepe intitola così il suo scritto vincitore di numerosi premi, dove al centro delle vicende vi è il ritrovamento di un archivio segreto a Monaco. L’autore tenta di costruire, insieme allo psichiatra e amico David Vyssoki, il passato di tutte quelle persone e famiglie contenute nell’archivio segreto.
    
    L’intervista di seguito, ci può togliere qualche dubbio.
    
    Come mai ha scelto di trattare questo tema in particolare?
    
    La scelta è stata dovuta al fatto che trovandomi a Vienna, che definisco la mia seconda città, sono venuto a sapere dal mio amico David Vyssoki durante una passeggiata per le vie del vecchio ghetto del ritrovamento dell’archivio segreto in una casa del quartiere, nel 2000 quando non si pensava più di trovare altro materiale riguardante quel tragico periodo storico. David mi aveva detto di avere visto quei documenti e allora mi è venuta l’idea di raccontare la storia di una persona alla ricerca delle sue radici, della sua identità, come per l’appunto il mio amico.
    
    La prefazione al suo libro l’ha scritta Leoluca Orlando; in che modo questo ha inciso su di lei?
Il caso a volte è determinante. Leoluca Orlando, che non conoscevo personalmente fino al momento della presentazione ufficiale del libro a Palazzo Steri a Palermo, vede, ripeto per caso, addirittura la bozza cartacea del libro. Chiede di poterla leggere e da grande esperto della cultura e del mondo tedesco rimane colpito dalla storia raccontata e in particolare che si tratti del “racconto” riguardante non il “solito” (e mi scuso per il termine) sopravvissuto, ma un sopravvissuto ai sopravvissuti, della ricerca delle sue radici e della sua identità familiare. E’ stato un motivo di grande soddisfazione personale avere la prefazione di Orlando e la sua presenza alla prima presentazione assoluta del libro.
La creazione del libro è stata fatta dopo gli incontri tra lei e il dottor David Vyssoky. Questi incontri come hanno influenzato la storia?
 In maniera fondamentale. Tra me e il Dr. Vyssoki c’è una amicizia vecchia di oltre 35 anni, una amicizia sincera in cui ci siamo sempre raccontati tutto delle nostre vite. E molte esperienze positive e negative le abbiamo,fortunatamente posso affermare, condivise.

    
    Le storie che tratta sono tutte vere?
    
    Nei miei racconti mi piace sempre mescolare fantasia e realtà. In ogni caso quando si scrive non si mette dentro una parte della nostra anima, della nostra vita, delle nostre emozioni, della nostra storia personale?

    
    Ha ottenuto molti riconoscimenti grazie al suo libro. Crede che sia possibile che abbia influenzato il modo di vedere la Shoa di qualche lettore?

    
    Spero di sì, anzi quello che mi auguro che abbia fatto riflettere. L’avere avuto dei riconoscimenti mi gratifica senz’altro, ma la cosa che mi fa più piacere è il grande interesse che il libro e l’argomento che tratta ha suscitato nei più giovani. Riscontrare un grande livello di attenzione e di curiosità su argomenti così particolari è incoraggiante per il futuro dei giovani di oggi.
Irene Antonuzzo

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