Racconti Inediti

APRILE 1994

La giornata era fresca e limpida.
Nella tenuta di Hellen, il mese di Aprile scorreva senza particolari scossoni.
Il grande orologio della sala da pranzo suonò il rintocco dell’una.
In lontananza si intravedeva il lago Kivu. Un corteo di nuvole nere prometteva la trasformazione della giornata in una lunga pioggia, avvolgendo il vulcano Karisimbi che a intervalli irregolari squarciava con il rosso violento dei lapilli la coltre scura delle nubi.
Il prato ben curato dava un’apparenza di banale aria di casa, di campagna inglese.
Hellen sostava nella veranda del cottage sorseggiando una tazza di tè in attesa del pranzo. Si era abituata ai repentini cambi meteorologici, alle piogge improvvise che finivano con la stessa rapidità con cui erano iniziate e guardava verso il vulcano cercando di capire quando sarebbero cadute le prime gocce di pioggia.
Nonostante la bellezza e la quiete del paesaggio che la circondava non riusciva a essere tranquilla. Un lieve tremore fece tintinnare la tazza contro il piattino che teneva con l’altra mano.
Da giorni le risuonavano nelle orecchie le frasi concitate del notiziario radio che aveva ascoltato stupita insieme alla servitù alcune sere prima.
L’esplosione dell’aereo presidenziale aveva fatto scoppiare in un attimo un conflitto etnico senza precedenti. Un attentato che aveva dato inizio a un vero e proprio genocidio, centinaia, migliaia, infine centinaia di migliaia di morti, una popolazione sbandata in fuga dai massacri e da se stessa.
Un fiume di orfani, di bambini senza meta in giro per il Ruanda.
Nella sua tenuta Hellen viveva con un misto di apprensione e di incredulità i frammenti di notizie che giungevano in quella oasi: violenze, stupri, omicidi a colpi di machete, esecuzioni sommarie.
Non aveva avuto, però, dettagli precisi. Gli uomini e le donne che lavoravano alla fattoria sembrava interessarsi solamente della raccolta dei fiori e del piretro, anche se
negli ultimi giorni Hellen aveva avuto la percezione di discorsi preoccupati, ma nulla di più.
Un brivido le percorse la schiena. Diede un altro sguardo al vulcano in lontananza, pensò alla foschia che in maniera perenne sembra proteggerlo alla vista assieme ai resti di Dian Fossey e agli ultimi esemplari dei suoi gorilla.
Stava rientrando quando Ishim, la sua donna di fiducia tuttofare, le fece cenno di voltarsi.
Vicino al recinto delle piccole figure avanzavano lentamente, Hellen guardava incuriosita infastidita dalla luce intensa in contrasto con lo scuro che lentamente avanzava.
Posò la tazza in modo brusco, rovesciandola e, dapprima con un passo indeciso, poi sempre più rapidamente infine correndo andò incontro alle figure che ora vedeva chiaramente chiamando a gran voce le persone di casa:
” Ishim, Ishim! Svelta, corri ”
” Habay, Habay! Ma dove siete? ”
Appena giunse davanti ai bambini che si erano arrestati all’improvviso, cadde in ginocchio. Non riusciva a capacitarsi, le lacrime le solcavano il viso, cercava di rassicurare quei piccoli tremanti, impauriti, i vestiti laceri e sporchi, sicuramente affamati.
La lunga permanenza nella regione, le aveva consentito di imparare abbastanza bene la difficile lingua locale, così invitò i piccoli a seguirla, mentre tutta la gente della casa si raccoglieva nel cortile.
Gahungu, uno scricciolo di non più di quattro anni, si fece prendere subito per mano da Hellen e gli altri si accodarono, circondati, come a volerli proteggere, dalle donne e dagli uomini della fattoria.
Kadende non volle lasciare assolutamente la sorellina di pochi mesi che teneva in braccio sicuramente da giorni e giorni.
Dopo che i cinque bambini furono ripuliti, rifocillati e rasserenati, Hellen li invitò a seguirla in veranda, grosse gocce di pioggia cominciavano a cadere, i lampi squarciavano il buio che sembrava inseguire un tramonto striato di rosso, illuminando il prato curato e gli alberi tutto intorno.
Ishim si era avvicinata in silenzio, gli occhi gonfi, portando un vassoio di biscotti appena sfornati. I piccoli avevano divorato il riso, il pollo e la frutta che erano stati messi in grandi vassoi, ma la fragranza dei biscotti caldi era una tentazione troppo grande.
Masticando lentamente un biscotto ancora fragrante, Nizey 12 anni cominciò a parlare guardando diritto avanti a sé.
I suoi genitori erano stati uccisi a colpi di machete, davanti ai suoi occhi, lui era sopravvissuto fingendosi morto sotto il corpo della madre, mentre di sua sorella non aveva avuto più notizie, ricordava solo le sue urla mentre degli uomini la caricavano su un camion.
Camminando senza meta aveva incontrato Kadende con la sua sorellina in braccio.
A lei avevano bruciato la capanna con dentro il resto della famiglia mentre si trovava al fiume per prendere l’acqua per la sera, con la piccola Junal attaccata al suo collo, come sempre.
Gahungu lo avevano trovato alcuni chilometri e qualche giorno dopo mentre piangeva, solo, nudo, sul ciglio del sentiero. Di lui non sapevano nulla, Kadende lo aveva coperto con lo scialle che serviva a tenere Junal sulle spalle.
Madeline si era aggiunta al gruppetto in silenzio e in silenzio continuava a stare, girando e rigirando un biscotto fra le mani.
Ogni tanto un singhiozzo le sfuggiva, si era disfatta rapidamente, appena entrata in casa, del suo vestitino di stoffa grezza intriso di sangue raggrumato all’altezza del ventre.
I tuoni si erano allontanati, la pioggia cessata, come se anche il cielo avesse smesso di piangere, una foschia umida iniziava a sollevarsi dalla terra.
Gli orologi della casa segnavano ancora una volta l’una. Dodici ore per fare incontrare tanti destini, tante vite.
Il silenzio era rotto solo dai versi degli animali notturni e dal rombo lontano del vulcano.
Hellen ora sapeva cosa fare.
Aveva deciso, ancora una volta istintivamente.
Carezzando la testa di Gahungu che le si era addormentato in braccio, aveva chiamato Ishim.
” Domani fai svuotare i magazzini, pulite tutto e sistemate quanti più letti, brande, giacigli potete”
” Senti il vulcano, Ishim? Ci sta dicendo che altri, tanti altri bambini stanno seguendo la sua voce, che stanno arrivando qui. Dobbiamo essere pronti “.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...